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Ramarro

Lacerta bilineata bilineata Daudin, 1802

Il Ramarro, Lacerta bilineata, è il più grande e senza alcun dubbio il più elegante tra i sauri indigeni. La lunghezza media degli adulti è compresa tra i 25 e i 32 cm (esemplari eccezionali possono tuttavia raggiungere anche i 42 cm).
 
Il dimorfismo sessuale è solitamente assai pronunciato. Rispetto alla femmina il maschio è infatti più robusto, ha una testa più massiccia e più larga e durante la stagione degli amori la sua gola assume un colore azzurro cobalto. Anche qualche femmina può talvolta presentare una gola azzurra, ma la colorazione è sempre molto meno vistosa. La livrea dorsale dei maschi è verde smeraldo brillante, picchiettata di giallo limone e nero. Il colore delle femmine è più variabile e mimetico: alcune sono grigie con una punteggiatura nera, altre sono verdi come i maschi.
La parte ventrale è di un giallo vivace nei maschi, più pallida o verdastra nelle femmine. Nei giovani la colorazione dorsale tende al marroncino uniforme, la gola e i fianchi sono verdi giallastri e le parti ventrali bianco sporco. Durante il secondo anno appaiono due linee laterali chiare su entrambi i lati del corpo, un carattere che può anche persistere nelle femmine adulte. In Svizzera sono già stati osservati individui melanici. Il peso degli adulti oscilla tra i 20 e i 45 g.

 

I primi maschi lasciano i rifugi invernali attorno alla metà di marzo e iniziano subito a termoregolarsi al sole. Le femmine li seguono una quindicina di giorni più tardi. Il Ramarro è un animale diurno e i suoi ritmi d'attività sono strettamente legati alla temperatura. Durante i periodi più caldi è attivo il mattino, a volte anche prima della Lucertola muraiola; il culmine viene raggiunto tra le 9 e le 11 antimeridiane, mentre durante il pomeriggio se ne sta perlopiù nascosto.

Predilige muoversi al suolo, ma quando le condizioni termiche sono sfavorevoli può anche arrampicarsi sui rami più bassi di arbusti o cespugli per favorire la termoregolazione. Talvolta è possibile osservarlo anche dopo il tramonto, mentre si scalda sui sassi ancora tiepidi. La sua temperatura corporea ottimale si situa attorno ai 32-33 °C, la temperatura minima tollerata è di 15 °C. La vita latente inizia verso la metà di ottobre. Le femmine sono le prime a raggiungere i rifugi invernali, seguite dai maschi e infine dai giovani.
 
Il Ramarro è sedentario e i maschi sono territoriali. I territori coprono superfici che oscillano tra i 200 e i 1'200 m2. In Vallese, in condizioni ottimali, sono state osservate densità corrispondenti a 45 individui adulti per ettaro, ciò che equivale a spazi vitali di 220 m2 per individuo. La maggior parte dei giovani raggiunge la maturità sessuale all'età di 2 anni. Il periodo degli accoppiamenti si protrae da aprile fino alla metà di giugno. In questo periodo i maschi, s’inseguono rumorosamente nella vegetazione e si azzuffano violentemente tra loro. Il vincitore insegue lo sconfitto per diverse decine di metri. Una gerarchia esiste anche tra le femmine. I preliminari dell'accoppiamento sono ritualizzati: il maschio morde la femmina dapprima alla base della coda, poi sul fianco, e infine la feconda tenendola ferma con le zampe posteriori. Un maschio è in grado di fecondare più femmine e queste ultime possono accoppiarsi più volte prima di ogni ovulazione. Nel corso della stagione la femmina può deporre due volte, la prima verso la fine di maggio e la seconda un mese più tardi.

Le uova, da 5 a 15 vengono deposte in una buca poco profonda scavata in substrati soffici quali sabbia o argilla. La deposizione avviene la sera o nel corso della notte. L'incubazione dura da 50 a 100 giorni, a seconda della temperatura. Alla nascita i piccoli misurano da 3 a 4,5 cm. Talvolta cadono preda degli adulti. La longevità della specie è stimata tra i 5 e i 15 anni.
 
Il regime alimentare del Ramarro è assai variato. La frazione principale è rappresentata da differenti artropodi, in particolare da coleotteri, ortotteri, bruchi, ragni e isopodi; sono consumati anche i molluschi dal guscio sottile e talvolta viene leccato il succo delle bacche mature cadute al suolo. Occasionalmente vengono predati anche i neonati delle lucertole e dei piccoli roditori. Il Ramarro beve spesso, leccando le gocce di rugiada dalla vegetazione oppure recandosi alle fonti d'acqua nei periodi di siccità.
 
Numerosi sono i suoi nemici naturali. Nel Ticino e nella regione di Ginevra è soprattutto il Biacco (Hierophis viridiflavus) a cacciarlo attivamente. Nei dintorni delle zone abitate i nemici principali sono invece i gatti domestici, la cui pazienza ha spesso la meglio anche sugli individui più diffidenti. In Vallese è stata osservata una predazione da parte del Gheppio. I piccoli sono inoltre spesso vittime dei giovani di Vipera comune.

 

Il limite di distribuzione settentrionale del Ramarro segue l'isoterma dei 18 °C di media in agosto. A Nord la specie raggiunge le isole della Manica, ad Ovest la Spagna e a Est l'Asia minore. In Svizzera è presente solo nelle regioni più calde: Ticino, valli meridionali dei Grigioni, Vallese, Ginevra e Chablais vodese. Al nord delle Alpi è assente; è scomparsa anche dalla regione basilese, dove era presente in passato.

Carte di distribuzione

Nel Ticino e in Vallese le popolazioni sono tuttora abbondanti e la specie non è ancora minacciata. Nelle zone dove l'agricoltura è intensiva vaste aree risultano tuttavia ormai spopolate. Le densità più elevate vengono attualmente riscontrate nelle fasce collinare e montana. Nel Canton Ginevra e nei Grigioni gli habitat favorevoli scarseggiano e devono quindi essere particolarmente tutelati.

E' però nel Canton Vaud che il Ramarro si rivela più minacciato: nello Chablais vodese i lavori di miglioria realizzati nei vigneti distruggono un numero sempre maggiore di piccoli habitat. Lungo le rive del Lemano la situazione del Ramarro dà adito ad un motivato pessimismo: non vi sopravvivono infatti ormai più di 2 o 3 popolazioni completamente isolate tra Montreux e Ginevra. Riassumendo si può affermare che la specie è in serie pericolo soprattutto nelle regioni viticole, poiché la sua protezione entra in conflitto con le pratiche agricole in uso.
 
Per la salvaguardia degli habitat del Ramarro sono raccomandati i seguenti accorgimenti:
  • le scarpate delle ferrovie e delle strade agricole, i pendii cespugliosi, le radure e i margini di bosco rappresentano corridoi di collegamento estremamente importanti tra i diversi habitat. Lasciare fasce incolte lungo queste strutture o ai loro bordi. Proporre alle autorità competenti di arricchire la valenza ecologica di questi siti con la posa di mucchi di pietre e la piantagione di cespugli indigeni
  • evitare che radure e aree abbandonate dall'agricoltura rimboschino completamente
  • decespugliare scarpate e pendii solo in inverno e mai su tutta la superficie, bensì secondo un programma che preveda un'alternanza biennale o triennale tra le porzioni da "ripulire" e quelle da lasciare intoccate
  • limitare i trattamenti chimici nelle aree a forte densità di ramarri
  • evitare assolutamente di utilizzare il fuoco poiché distrugge la fauna invertebrata, fonte di cibo indispensabile per il Ramarro
  • considerare le esigenze ecologiche della specie nella pianificazione dei lavori di miglioria nei vigneti. Coinvolgere un erpetologo competente e informare i viticoltori sull'importanza del Ramarro quale distruttore d’insetti nocivi
  • lasciare delle zone tampone incolte di almeno 3 m di larghezza attorno ai vigneti
  • evitare l'utilizzo dell'elicottero nel trattamento dei vigneti, poiché in questo modo viene compromesso il mosaico di piccoli habitat ancora presente all'interno delle aree coltivate
  • mantenere sotto controllo il numero dei gatti randagi nei dintorni degli agglomerati.
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A differenza della Lucertola muraiola, il Ramarro necessita di una copertura vegetale fitta e cespugliosa, associata a strutture sassose quali mucchi di pietre, muretti a secco o declivi sassosi. In Vallese è stata riscontrata una marcata correlazione tra la sua distribuzione e quella di specie vegetali quali l'Olivella spinosa (Hippophae rhamnoides), il Ciliegio canino (Prunus mahaleb) e la Gramigna intermedia (Agropyron intermedium). Predilige i versanti ricchi di cespugli spinosi che gli offrono riparo dai suoi predatori. S’insedia nelle radure dei boschi di Roverella (Quercus pubescens) e dei castagneti, come pure nei vigneti se questi ultimi sono circondati da aree ruderali. In Vallese e nel Ticino lo si può osservare dalla pianura fino a oltre i 1'800 m nelle vallate più calde.

lézard vert 

Ramarro con la sua livrea nuziale

Giovane di Ramarro

lézard vert et son habitat 

Ramarro nel suo habitat

Scheda specie

  • Lucertola grande e vigorosa
  • Testa massiccia, specialmente nei maschi
  • Coda affilata, lunga il doppio della testa e del tronco messi assieme
  • Colorazione verde, giallo-verde
  • Il maschio presenta, soprattutto durante il periodo di riproduzione, una gola color blu vivo.
  • A volte la femmina (davanti) porta sul dorso e sui fianchi due o quattro linee longitudinali, oppure dei tratti con macchie chiare
  • Giovani uniformemente colorati di marrone o di grigio, gola di color verde o giallo-verde; Presenza di due o quattro linee di macchie chiare nei giovani più sviluppati

 

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